I grandi maestri della scrittura (2°parte)

Chi frequenta questo blog, conosce la mia passione per la grande anima di Mary Flannery O’ Connor, l’esempio più chiaro di quella particolare alchimia che solo alcuni scrittori sono in grado di sprigionare.

La voce profonda di Flannery O’Connor, così si firmava la scrittrice, omettendo il nome di battesimo, ricalca l’espressionismo sanguigno degli Stati Uniti, con cui gli autori mettono in scena le problematiche della psicologia umana.  Opere introspettive che nascondono dietro alle parole i segreti dell’inconscio e la lotta per reprimere  i desideri disordinati. La letteratura espressionista è quella del grido e della deformazione, persino della ribellione che si manifesta con l’adesione all’illegalismo espressivo e con la rottura nei confronti della tradizione letteraria.

Nel saggio Il territorio del diavolo, libro irrinunciabile per chi vuole  imparare a scrivere sempre meglio, Flannery O’Connor esplora le motivazioni che sono alla base della scrittura, rivolgendosi, a dire il vero, più a scrittori abituali che a coloro che si accingono a farlo.

A parer mio, quasi tutti sanno cos’è una storia, fino a che non si siedono a scriverne una… sostiene, sottolineando il mistero che si cela dietro allo scrivere.

Nelle pagine del saggio, che inizia con un’esilarante descrizione dei pavoni, animali che adora e che alleva nella sua fattoria, la scrittrice americana non ha l’ambizione di dare consigli o di convincere a fare qualcosa. Al contrario, presenta l’arte della scrittura in un’ottica del tutto imprevista e originale.

Innanzitutto il gusto del grottesco e del paradosso. Il brutto dell’umanità è una grossa lente d’ingrandimento per leggere e interpretare la realtà. Con l’uso di elementi bizzarri e deformi, al limite dell’orrore, la narrativa si prende la briga di dare uno schiaffo al lettore. Uno schock benefico per far saltare per aria il buon senso “illuminato” dei razionalisti.

La massima libertà dei personaggi.  I personaggi di Flannery O’Connor sono sul punto di fare qualunque cosa passi loro per la testa. Senza determinismo a priori. Il delinquente finisce per salvare qualcuno, il filantropo si rivela un avaro egoista. All’inizio della narrazione i personaggi sono sulla riga di partenza,  tutti allineati senza alcun vantaggio di uno rispetto a un altro. In narrativa la maestria, secondo Flannery O’Connor, è di rompere la coerenza e la logica, a favore dell’imprevedibilità. Di tentare, in definitiva, un’esperienza di libertà allo stato puro.

Educare lo sguardo. La narrativa secondo la scrittrice è una questione di sguardo e di come si percepiscono le cose. Il nostro occhio è atrofizzato, guarda ma non vede. Per cogliere il mistero, quello che si cela dietro la realtà spicciola, per scoprire la ricchezza profonda della vita, dobbiamo educare lo sguardo. Leggendo si dovrebbe vedere i colori laddove c’è tutto nero, vedere forme che all’apparenza non sono presenti. Ridare la vista ai ciechi, questo è il compito della narrativa.

La visione anagogica. In ogni immagine, in ogni situazione c’è una densità di mistero che richiede una visione ampliata della scena umana, ma anche più profonda e attenta. Allo stesso tempo, in colui che scrive deve esserci un granello di stupidità che fa rimanere imbambolati. Un atteggiamento che scaturisce dal rispetto e dall’obbedienza nei confronti del mistero della nostra posizione su questa  terra.

Creare un mondo dotato di spessore. Quando si inizia a scrivere, un errore abbastanza comune è credere di poter emozionare parlando di emozioni o di suscitare compassione con la compassione. Se, piuttosto che parlarne, si crea un mondo dotato di spessore, daremo vita ai  sentimenti e alle emozioni vere .

Ho notato che i racconti dei principianti sono solitamente infarciti di emozioni, ma di chi siano queste emozioni spesso è difficile determinare. Il dialogo procede sovente senza il sostegno di personaggi che sia dato vedere, mentre il pensiero fuoriesce incontenibile da ogni angolo del racconto. Ciò avviene perché il principiante è tutto preso dai suoi pensieri e dalle sue emozioni, anziché dall’azione drammatica, ed è troppo pigro o ampolloso per calarsi nel concreto, dove opera la narrativa. È convinto che il giudizio stia da una parte e le impressioni dei sensi dall’altra. Per lo scrittore di narrativa, invece, il giudizio comincia proprio dai particolari che vede e da come li vede…

Una visione a tutto tondo della scrittura come arte selettiva che appassiona e aiuta a crescere.

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2 commenti su “I grandi maestri della scrittura (2°parte)

  1. Ciao Rosalia, felice di rileggerti! Mi hai proprio conquistato con la presentazione di questa scrittrice che in effetti con conosco! Cercherò le sue opere anche in versione ebook! Dopo la lettura Ti farò conoscere le mie riflessioni

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