I 6 nemici della scrittura

Asimov, famoso scrittore di fantascienza, affermò che di fronte a ogni nuovo manoscritto soffriva del famigerato blocco dello scrittore. Descriveva così questa sensazione:

«Succede spesso quando lavoro a  un romanzo di fantascienza di sentire come un blocco nel cuore e di essere incapace di scrivere un’altra parola». Sembra strano che ne abbia sofferto uno scrittore di ben 500 opere.  

Anche tu come migliaia di autori hai provato la terribile sensazione del vuoto di idee? Cosa fai  quando ti capita?

Sentiamo Asimov:

«Non mi sono mai messo a fissare i fogli bianchi. Non ho mai speso giorni e notte a cercare di riempire una testa che era vuota di idee. Invece, quando mi succedeva mettevo da parte il romanzo che stavo per scrivere e passavo a decine di altri progetti: editoriali, saggi, racconti e anche altri libri. Poi con tempo mi succedeva che mi stancavo di questi progetti e allora tornavo al lavoro principale ed ero di nuovo capace di scrivere righe su righe.»

Ma quali sono le cause di un blocco creativo? Da cosa nasce la sensazione di non poter aggiungere una parola in più al nostro testo?

Scopriamolo! 

Le ragioni possono essere tante: la pigrizia, l’ insoddisfazione figlia degli scarsi risultati finora ottenuti, la complessità che richiede la scrittura, le condizioni ambientali etc.

Come vedi, le cause di un  blocco creativo sono infinite.

Ma questo articolo vuole davvero darti una mano a circoscriverne alcune, non le uniche, ma le più insidiose. 

Seguimi, non te ne pentirai!

3 cause a cui forse non ha mai pensato:

  • La Resistenza: colpisce gli autori ma anche imprenditori e scienziati, chiunque debba partorire nuove idee. La psicologia afferma che il più grande ostacolo alla creatività siamo noi stessi e quell’eterna paura di sbagliare e di essere giudicati che ci portiamo dentro dall’infanzia. La resistenza è il Killer numero uno,  ci impedisce di creare e si insinua nella nostra mente come un veleno, distaccandoci, talvolta per sempre, dal prodotto delle nostre idee.

La creatività si esprime al massimo se nutrita da una buona fiducia in sé, ma soprattutto dalla percezione di riuscire in quello che si fa, due aspetti su cui è necessario lavorare, non credi?

  • La rigidità: la routine è rassicurante come per un bambino l’aiuto della mamma, se ne trae vantaggio per consolidare modalità di comportamento apprese;  dall’altro però la routine soffoca l’innovazione e la sperimentazione. Rompi gli schemi. Ogni tanto rompere è liberatorio, che ne dici?  Prova a sovvertire, a cambiare le carte in tavola, esci dai binari e ammira ciò di cui  sei capace!
  • Le aspettative troppo elevate: puntare su obiettivi “impossibili” ti allontana inevitabilmente dal progetto. Inizia a porti traguardi  aderenti alle tue effettive possibilità e punta solo a quelli. Per fare un esempio pratico: chi ha iniziato a scrivere da poco è bene che si dedichi a un racconto o a un romanzo breve piuttosto che a un romanzo di trecento pagine.

Ricorda che scrivere è molto faticoso, perché gli ostacoli da superare sono tanti. Vuoi sapere chi si aggira intorno a te ogni volta che inizi a scrivere?

Ti presento gli altri tre Killer della scrittura!

Il procrastinatore

È un tipo subdolo, si presenta sotto mentite spoglie. Ti fa credere che rimandare a domani quello che puoi fare oggi sia giusto. Ti sibila: “Impara ad ascoltarti, se il tuo corpo e la tua mente ti dicono che non ce la fai, rimandalo!” Peccato che a forza di rimandare tu non sia più riuscito a mettere le mani su quel romanzo che hai iniziato anni fa. Come sconfiggere il procrastinatore che c’è in te?

Scrivi la scusa che ti sei creato per non scrivere: appuntamento dal dentista, incontro di calcio, domenica al parco, spesa al supermercato… alla fine quando avrei finito tutte le giustificazione, rimarrà solo una grande verità:  in realtà stai facendo qualsiasi cosa pur di rimandare. Ricorda sempre che con una buona organizzazione, si può fare tutto, anche scrivere.

Il chiacchierone 

Questo tizio parla troppo di quello che deve fare prima di farlo. E ti convince a fare altrettanto. L’idea che hai avuto è vincente? Preservala, tienila nascosta, non la svelare a nessuno, neanche ai familiari, te la smonteranno subito e ti faranno perdere la voglia di svilupparla. Sconfiggi il chiacchierone e proteggi da ogni spiffero di vento  il piccolo germoglio che sta nascendo. Presto diventerà una bella pianta da mostrare a tutti, siccome ora non lo è, è inutile vantarsene.

Il Giudice 

È il vecchio e noioso moralista che abita in tutti noi. Appare solo per ricordarci che scrivendo sottraiamo tempo a qualcosa o qualcuno, alimentando così il senso di colpa. Ti senti un egoista che scrive a discapito di figli bisognosi di attenzione, di una casa che grida vendetta, di un marito o una moglie che reclamano la tua compagnia. Non dare retta al giudice che è dentro di te, convinciti che scrivendo non commetti alcun crimine, e contribuisci a rendere il clima familiare più sereno. Ricorda che se tu sei felice e realizzato anche quelli intorno a te ne beneficeranno.

Concludendo…

Non c’è una ricetta valida per tutti, chiunque abbia sperimentato il blocco dello scrittore si adopera per trovare una soluzione personale al problema. Io utilizzo il rimedio descritto da Asimov:  non mi accanisco, lascio il manoscritto e mi occupo d’altro. Il da fare non mi manca, sto seguendo diverse cose contemporaneamente e  non rimango neanche un giorno senza scrivere.

Talvolta invece decido di procedere per step: mi convinco a tornare sul lavoro scegliendo di procedere a piccole dosi, ritorno indietro, aggiusto qualcosina, ricomincio il capitolo fino a che non mi ritrovo a scrivere di getto un intero brano senza fermarmi.

Lasciarsi andare è un toccasana per superare l’ostacolo, anche se farlo costa molta. Se sei  portato al controllo, alla supervisione, alla pianificazione, è necessario mettere a tacere il grillo parlante che è dentro di te, respirare profondamente e seguire il flusso dei pensieri così come si presentano alla mente.  Dopo ci sarà da faticare per limare, ripulire e togliere il superfluo, ma la sensazione di essersi  liberati da un peso è impagabile.

Spero che anche tu abbia trovato un metodo per superare la crisi della scrittura, mi piacerebbe proprio sapere quale. Ti va di parlarne nei commenti?

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Pubblicato da Maura Puccini

La gente che piace a me si trova sempre sparsa qua e là; sono dei solitari... solo che si riconoscono non appena si trovano assieme

24 Risposte a “I 6 nemici della scrittura”

  1. Il mio parziale sblocco l’ho avuto col NaNoWriMo a novembre, il costringerti a scrivere e allo stesso tempo la motivazione del gruppo degli altri wrimos aiutano. Ma si può tenere quel ritmo solo per un mese. Speravo di ripartire con calma passate queste festività, ma gli imprevisti erano dietro l’angolo ed ora mi tocca dare precedenza ai problemi lavorativi.

    1. Ciao Barbara, ho seguito il tuo Nano, sei stata bravissima! Senza ritornare a quei ritmi, potresti mantenere un piccolo spazio quotidiano di scrittura narrativa. Purtroppo le situazioni non sono tutte uguali, alle volte il lavoro richiede quasi tutto lo spazio a disposizione, ne so qualcosa. In quei momenti io preferisco mettere da parte il blog e i social piuttosto che il romanzo su cui sto lavorando, penso che la mia prima passione meriti la precedenza assoluta. Forse bisogna indagare cosa riteniamo più importante per noi, ciò su cui appoggiamo il nostro cuore. Un augurio speciale! 😉

  2. Rosalia, bel post! Io mi muovo come te (e Azimov). Faccio altro. Capisco i suggerimenti che inhitano a non lasciarsi crogiolare ma non riesco a seguirli. Se lidea non arriva non posso trasformare una creazione in un mero compito. Non ce la faccio. Attendo, con pazienza. Di solito quando l’idea arriva mi tocca scriverla sulla carta da giornale… Ma da lì si riparte. Quanto ai tipi svorsggianti, spesso convivono tutti dentro di noi. Tu li hai già riconosciuti, un bel passo avanti, da imitare!

    1. Grazie Elena! Come ho scritto, credo che accanirsi non serva a molto. E’ meglio dedicarsi a qualcos’altro prima di ritornare sul progetto. Il mio nemico giurato è il procrastinatore, un vero killer che devo combattere con ogni mezzo;)

  3. Anche io faccio allo stesso modo: se proprio mi blocco, mollo e passo ad altro. Con questa “tecnica” mi è capitato di riuscire a riprendere in mano e completare manoscritti che avevo tenuto in standby per anni, quindi evidentemente è un sistema che funziona 😉

  4. Mi conforta leggere questo post. Credo a tratti di essere nella terra del mezzo tra i tre tizi che ostacolano la scrittura. Al momento il giudice ha la meglio e mi dice che se non ho l’idea brillante quanto un diamante tanto vale non mettermici nemmeno, perché ci sono mille altre cose a cui dovrei dedicare il mio tempo.

    1. Eh lo conosco bene il tipo, è quello che ti fa sentire più in colpa. Ma come ho detto, mamma e moglie soddisfatta rendono il clima familiare bellissimo. Quindi scaccia il giudice e dacci dentro, Nadia

  5. Innanzitutto tanti auguri anche a te di un buon 2019 sotto ogni aspetto. Un vero blocco totale non l’ho mai sperimentato, tanta fatica a procedere sì, per esempio in questo periodo. Certo è che le ambizioni frustrate sono un grosso ostacolo, ma del resto siamo umani: si deve far convivere la speranza con le delusioni, e non è sempre facile. Cosa faccio per sbloccarmi? Non ho un metodo fisso. A volte mi faccio un periodo di sola lettura di libri diversi dai miei generi soliti, a volte guardo qualche film. Stavolta invece mi sono decisa a iniziare la stesura della nuova storia senza avere una traccia di trama precisa. Continuavo ad avere dubbi, e non c’era brainstorming che funzionasse. Allora sono partita facendo dire ai protagonisti le loro difficoltà a uscire sulla pagina, e poi ho continuato con le idee che già avevo. Funzionerà, non funzionerà? Te lo racconterò tra qualche mese. Intanto scrivo. 🙂

    1. Ciao Grazia, ottimo metodo quello di ascoltare i personaggi e sentire le loro difficoltà, non l’ho mai sperimentato. Invece quello della trama a grandi linee, ormai è ben consolidato. Pensa che per un romanzo che ormai è bloccato da due anni, avevo realizzato una trama particolareggiata al massimo, con i capitoli, le scene tutto. Mi sentivo in gabbia e piano piano mi ci sono distaccata. Pianificare troppo non fa per me;)

  6. Non scrivo libri quindi sono fuori dal discorso.
    Capita però anche il blocco riguardo ai post ad esempio. Chiudo baracca e burattini e faccio altro. Poi qunado mi viene l’idea, dovrei riuscire a scrivere 5/6 post contemporaneamente aahhahaha

    Pianificare non rientra nel mio carattere, Sono istintiva in tuttto e per tutto. Scriere di getto e programmare la pubblicazione sì.

    Il mio peggior nemico? I troppi pensieri che non mi lasciano concentrare.

    1. Anche tu vittima del Giudice interiore o delle distrazioni esterne, cara Pat? Per quanto riguarda i post, dovrei scrivere un pezzo a parte. Ci sono giorni che ho mille idee per la testa, non vedo l’ora di trovare il tempo per mettermi al Pc, poi per incanto quando è il momento di scrivere svaniscono o si riducono a qualcosa di insignificante che credo non valga la pena pubblicare. Nelle mie bozze ci sono tanti pezzi lasciati lì per questo motivo, immagino si tratti di resistenza e della paura del giudizio. Insomma sono molto complicata:)) Un abbraccio di cuore

  7. Non ho mai dato troppo peso a questo tema così caldo. Leggo spesso di questo famigerato “blocco” ma non so dare che un’unica risposta: se non si ha nulla da scrivere, inutile sforzarsi. I più grandi hanno provato questo disagio, ma vedo che tutti hanno più o meno suggerito la stessa cosa.
    Scrivere è un’attitudine, non avere nulla da scrivere è fisiologico.

    1. Sì, se non si ha niente da scrivere è giusto non farlo, si vive benissimo anche senza:) Il blocco riguarda piuttosto quel peso sul cuore di cui parlava Asimov, essere incapaci di scrivere anche solo una parola di più, rimanere come statue di sale senza riuscire a muovere un passo. Quella sensazione è davvero brutta, non so se l’hai mai provata;)

      1. Non me ne ricordo, evidentemente non devo averla provata.
        Il mio approccio con la scrittura è stato sempre di equidistanza, ci sono periodi in cui svanisce da me, defluisce proprio. Per esempio adesso, in un periodo in cui consapevolmente ho preso le distanze dal romanzo che ho ultimato, la scrittura è svanita. Mi chiama ogni tanto, ma è debole, mi rivolgo alla drammaturgia e sto bene. Se mi riaffaccio su quelle pagine, ricomincerà il malessere fisico, e allora continuo a starmene lontana. 🙂

        1. So benissimo cos’è quella sensazione, l’ho provata anch’io per un lavoro passato. Ogni volta che aprivo il file iniziavo a sudare e a stare male fisicamente, fino a che non l’ho abbandonato. La scrittura è una passione ma se diventa una tortura meglio occuparsi di qualcos’altro. Il “diversivo”, che ha un grandissimo ascendente sulla tua creatività, è una meravigliosa alternativa. Ti auguro di coltivarlo sempre con la stessa passione;)

  8. Il Procrastinatore è sempre dietro di me pronto a sussurrarmi che posso rimandare, tanto che fretta c’è? Chi me lo fa fare a sbrigarmi a scrivere? Di fatto non credo di aver trovato una formula per vincere il blocco che è sempre dietro l’angolo, ma negli anni ho imparato che a volte basta mettersi a scrivere anche poche righe, per poi lasciarsi andare e ritrovare lo slancio perso. Forse la verità è che abbiamo tutti nella scrittura delle fasi da vivere, degli alti e bassi. Però è giusto anche non adagiarsi (cosa che io tenderei a fare) sulla sensazione di non farcela, sul blocco appunto.

    1. Ciao Maria Teresa, ben ritrovata! Eh sì, il Procrastinatore disturba parecchio anche me, soprattutto alla sera, quando mi arrendo subito alle sue lusinghe: “Riposati, chi te lo fa fare? Domani scriverai meglio e di più!” In realtà il tempo da dedicare alla scrittura è sempre poco, e magari in serata potrei ritagliarmi un’oretta o due, invece… Uffa! Anch’io sono dell’opinione che il blocco va affrontato occupandosi di altri progetti scrittori o prendendolo per le “corna” sconfiggendolo. Adagiarsi potrebbe significare la fine della scrittura. Un abbraccio;)

  9. Cara Rosalia, buon anno e ben ritrovata! Mi ero persa il tuo post che era finito nello spam, ma recupero subito. Il blocco dello scrittore mi capita spesso, però ho il mio personale metodo: io non guardo la pagina bianca, se proprio mi mancano le idee, nel frattempo leggo; oppure scrivo di un argomento che devo trattare in un capitolo successivo… Potendo scrivere solo nel fine settimana sfrutto quel tempo per scrivere sempre e comunque, pensa che una volta ero a metà romanzo e non riuscivo ad andare avanti, all’improvviso ho visto nella mia mente la scena del finale della storia e l’ho scritta quasi di getto. Poi c’è anche il momento in cui, se proprio ho la mente vuota, vado fuori a fare un giro.

    1. Bentrovata Giulia! Il tuo metodo mi sembra davvero interessante, non l’ho mai sperimentato. Pur non programmando le scene al millesimo, sono piuttosto metodica e procedo un passo alla volta, solo così la storia si dipana nella mia mente. Ma non è detto, al prossimo blocco proverò a scrivere comunque altre scene. Di sicuro funzionerà, visto che sei riuscita a scrivere diversi romanzi. Un abbraccio;)

  10. Cara Rosalia, ieri ho scritto un commento che ero convinta fosse stato registrato, invece mi accorgo di no. Avevo scritto che mi piaceva questo tuo articolo, visto che io e il blocco creativo siamo diventati amici intimi 🙂 e che mi ritrovo in tutte le categorie che hai citato: dalla procrastinatrice, al giudice, passando per la chiacchierona.
    Comunque, la mia soluzione (ed è sempre valida) è la tua: non insisto, aspetto che tutto si risolva da sé; accanirsi non è mai un buon rimedio.
    Buon 2019 senza blocchi (di nessun genere, che anche quelli della schiena sono una rogna! 🙂 )

    1. Cara Marina, grazie per aver ritentato;) Ho seguito i post in cui ne hai parlato e ho apprezzato molto la tua assoluta tranquillità. Ritengo che prendersela troppo per il vuoto di idee non serva a niente, è meglio dedicarsi ad altro e attendere una nuova fase creativa. Ricambio di cuore l’augurio:)

  11. Buon 2019, scrittrici più Ariano 🙂
    Quanto riporti nel post, Rosalia, è pienamente condivisibile, anche se non posso parlare per esperienza diretta (il procrastinatore l’ho sentito mal consigliarmi una sola volta, gli altri mai).
    Mi è capitato, buttando giù una trilogia, di ritrovarmi a corto di novità per gestire le scene d’azione senza essere ripetitivo nello schema.
    In questi casi il letto diventa il mio miglior amico.
    Assurdo a dirsi (o forse no), ho sperimentato che l’onanismo mentale, tipica attività da autore con le meningi incallite, a letto ha tutto un’altro sapore.
    Cuscino e materasso favoriscono la creatività. Ne faccio uso quando la camminata in cerchio (altro must da autore) non dà risultati in pochi minuti.
    E’ assurdo vedermi saltare giù dal letto come un grillo, con le idee chiare su cosa mettere in scena, di solito dopo neanche 10 minuti (una volta ho sfondato il tetto dei 40 minuti; una seconda mi ci sono voluti 4 giorni per trovare un’idea originale, non forzata, che mi risolvesse il problema di essere chiaro ma in modo naturale).
    Spero possa aiutare.

    1. Bentrovato Calogero, buon anno anche a te! Il tuo contributo è interessante, hai reso l’idea dell’efficacia del “riposino”. Mi hai fatto venire in mente la prima stesura di un mio romanzo: la sera prima di addormentarmi stabilivo mentalmente la scena da scrivere il giorno seguente. Ho ancora ben presente il sapore di quel particolare momento creativo, mi dava una tale gioia… Evidentemente lo stare a riposo nel silenzio assoluto permette di connettersi con il sé profondo, sede dell’immaginario. Un caro saluto;)

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