Letture per non dimenticare

“Penso che nel giro di pochi anni, quando sarà morto l’ultimo di noi, la storia della Shoah diventerà prima solo un capitolo in un libro di storia, poi due righe, poi neanche quello”

Lo ha affermato Liliana Segre,  testimone della Shoah in Italia e nel mondo.

Non possiamo permetterci di dimenticare. Per il bene dell’umanità  dobbiamo trasmettere alle generazioni future la Memoria dell’Olocausto. Ma come raccontare la Notte dell’umanità ai bambini senza violare la loro innocenza?

Ecco alcuni libri che possono veicolare senza crudezza il ricordo della Shoah:

Anne Frank di Maria Isabel Sanchez Vergara

“Anne era una bambina ebrea nata in una città tedesca. E come ogni bambina viveva felice con mamma e papà. Aveva solo quattro anni quando un uomo dai brutti baffetti salì al potere…” Così comincia la storia illustrata sulla piccola Frank. La persecuzione, il nascondiglio, le pagine del diario più famoso del mondo: attraverso le illustrazioni rivive il ricordo delle sofferenze causate dal regime nazista. E di quella bambina che “si immaginava scrittrice” e che vide soffocare i suoi sogni in una soffitta.  

La stella di Andra e Tati di Alessandra Viola e Rosalba Vitellaro

Andra e Tati sono due sorelline, piccole ma non abbastanza per non capire che il mondo sta entrando in un incubo spaventoso. Quando anche gli ebrei italiani cominciano a essere deportati nei lager le due bambine si trovano sole, senza famiglia, senza punti di riferimento se non il loro reciproco affetto. Sarà il loro amore e la speranza l’unico appiglio per sopravvivere ad Auschwitz e al dottor Morte, riuscendo così a non essere travolte dall’onda nera della notte più buia dell’umanità. Ispirato alla storia vera delle sorelle Bucci, è un racconto commovente e pieno di speranza.

Per i più piccoli, consiglio la visione  dello splendido cartone animato tratto dal libro e prodotto da Rai Gulp in collaborazione con il Miur .

Il filo di Auschwitz  di Véronique Mougin

Thomas è un ragazzo come tanti, non ha molta voglia di studiare e neanche di seguire le orme del padre, sarto. Ma nell’Ungheria del 1944 le preoccupazioni sono altre, soprattutto per le famiglie ebree. Anche Tomas finisce nell’inferno del campo di concentramento e insieme al padre lotta per sopravvivere. Sarà proprio il loro mestiere a salvarli: insieme cuciono le divise degli ufficiali e rattoppano quelle degli altri internati. Quando alla fine ritroveranno la libertà il giovane Tomas è un giovane uomo provato, ma che non ha perso la voglia di guardare al futuro. Grazie all’aiuto della comunità ebraica riesce ad emigrare a Parigi dove potrà sfruttare il suo talento nel mondo della moda. Struggente, adatto ai preadolescenti.

Il violino di Aushwitz di Anna Lavatelli

Cicci ha tutto ciò che una ragazza possa desiderare: una vita bella e agiata, una famiglia che le vuole bene, tanti amici e una grande passione per la musica. Ma è ebrea e durante la guerra tutto cambia. Le rimarrà solo il suo violino, da cui non si separerà a nessun costo. Sarà proprio lui a raccontare, dopo un lungo silenzio, la lenta discesa di Cicci verso l’inferno del campo di concentramento di Auschwitz, dove sarà costretta a suonare per le SS. Scoprirà però che la musica rende liberi. Un racconto commovente tratto da una storia vera.

Fino a quando la mia stella brillerà di Liliana Segre

La sera in cui a Liliana viene detto che non potrà più andare a scuola, lei non sa nemmeno di essere ebrea. In poco tempo i giochi, le corse coi cavalli e i regali di suo papà diventano un ricordo e Liliana si ritrova prima emarginata, poi senza una casa, infine in fuga e arrestata. A tredici anni viene deportata ad Auschwitz. Parte il 30 gennaio 1944 dal binario 21 della stazione Centrale di Milano e sarà l’unica bambina di quel treno a tornare indietro. Ogni sera nel campo cercava in cielo la sua stella. Poi, ripeteva dentro di sé: finché io sarò viva, tu continuerai a brillare. Questa è la sua storia, per la prima volta raccontata in un libro dedicato ai ragazzi.  

Per concludere…

Vi lascio con un piccolo capolavoro diventato testamento di speranza e di amore. Giunto il mese di aprile, con l’arrivo della primavera solo immaginata dal suo nascondiglio, Anne annota alcuni versi che oggi sono considerati tra i migliori per ricordare la terribile sciagura della “soluzione finale” applicata dai nazisti nei confronti degli ebrei e di tutte le minoranze.

Aprile

Prova anche tu,

una volta che ti senti solo

o infelice o triste,

a guardare fuori dalla soffitta

quando il tempo è così bello.

Non le case o i tetti, ma il cielo.

Finché potrai guardare

il cielo senza timori,

sarai sicuro

di essere puro dentro

e tornerai

ad essere Felice

 

Pensate anche voi che sia giusto ricordare ai bambini la Shoah? Avete altre letture da suggerire?

 

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16 commenti su “Letture per non dimenticare

  1. Ecco, non ho seguito Liliana Segre in tv l’altra sera, ma la sua preoccupazione è la mia. Già oggi ci sono persone che hanno vissuto la guerra (nel senso che erano già nati, io no) che negano quel che è stato e inventato le più ardite congetture di fronte alle foto dei corpi magri e martoriati nei campi di concentramento. Basta poi così poco per riaccendere la miccia dell’odio… basta un barcone in mezzo al Mediterraneo 🙁
    Non so se sia un libro adeguato ai bambini, anche se racconta di bambini: Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne.

    1. Già Barbara, il negazionismo è ancora peggio dell’indifferenza. Grazie alla testimonianza instancabile della Segre e delle sorelle Bucci, che hanno ispirato il libro bellissimo de La stella di Andra e Tati, i nostri figli vengono a sapere ciò che è stato. Il nostro dovere è tramandare nel modo migliore la Shoah perché ciò che è stato non avvenga mai più. Sì, il pigiama a righe è un bel libro per adolescenti e adulti. Un abbraccio;)

  2. Faccio un esempio personale. Né io né il mio compagno, né le nostre famiglie, hanno da raccontare nulla a tal proposito come aneddoti, quindi alla richiesta da parte della scuola di parlarne a casa già anni fa abbiamo scelto La vita è bella di Benigni. Quest’anno a scuola hanno guardato e apprezzato Ladra di libri in film. Non è facile trovare testi delicati ma pregni di significato con cui avvicinare i bambini all’argomento, ma è necessario non dimenticare. Mai. Anche se fa sempre, terribilmente, male.

    1. Fa male, hai ragione. L’odio cieco e gratuito come lo spieghi ai bambini che non sanno cosa sia? Eppure con il metodo giusto, con la verità mediata dalla poesia, come nel caso de La vita è bella, si può riuscire. La notte dell’umanità può di nuovo accadere e allora avremmo il grande rimorso di averlo permesso. Un abbraccio;)

  3. Credo che sia giusto e importante mettere ogni generazione le nuove generazioni con la tragedia dell’Olocausto, ricordando non solo le vicende del popolo ebraico, ma anche quelle di tutte le minoranze coinvolte, che mi sembra passino spesso inosservate. Dico “mettere a contatto”, ma non insistere troppo. Quanti genocidi andrebbero ricordati, o anche soltanto conosciuti! Però il passato è importante – secondo me – per gli insegnamenti che ci lascia e i valori che porta, che nel momento in cui li recepiamo diventa presente. Il resto va ricordato, non rivangato. “Il bambino con il pigiama a righe” di Boyne mi è piaciuto molto, ma non mi sembra da proprio adatto ai bambini.

    1. Sono d’accordo, ricordare è giusto, perché per quanto il mondo sia pieno di genocidi, la Shoah è qualcosa di unico e spero irripetibile: 6 milioni di persone uccise, bambini usati come cavie per esperimenti terribili; a ragione può essere considerato frutto delle tenebre e una grossa parte di umanità vi finì inghiottita. L’opera della letteratura, in questo senso, è aiutare le future generazioni a non dimenticare;)

  4. Ottime letture, cara. Domani arriverà il mio post sul 27 gennaio.
    Ci sono libri adatti ai più piccoli poi dipende dalla sensibilità di ognuno e non nel senso che ci siano bimbi poco sensibili, ma alcuni sono più capaci e anche esercitati al confronto con qualcosa di così grande e terribile. Io a 10 anni lessi Olocausto, saltando le parti più truci, per dire. Ognuno di noi è chiamato a portare una piccola testimonianza, come stiamo facendo in molti coi nostri blog. Grazie

    1. In realtà i bambini di oggi sono esposti a cose più inquietanti del lager: film horror, videogiochi violenti e quant’altro. C’è quasi una sorta di tabù difficile da smontare, che parlare dell’olocausto ai bambini sia sbagliato. In realtà, per la mia esperienza, se raccontato con le parole giuste, senza manifestare odio per chi l’odio l’ha praticato, può aiutarli a maturare e a crescere. A domani, allora!

  5. Vorrei spiegare meglio il mio pensiero: con “conoscere senza rivangare” non intendo semplicemente citare i fatti sui libri di scuola, in modo che siano noti. E’ importante che ci sia un contatto emotivo con gli eventi, non solo razionale, quindi ben venga la narrativa sull’argomento. L’emozione si collega alla nostra umanità, dove la ragione riesce a perdersi dietro alle sue costruzioni logiche, o pseudotali.

    1. Giusto, narrare tocca le corde interiori di ciascuno e veicola i contenuti in modo più efficace rispetto al semplice informare. Grazie per la riflessione:)

  6. Non mi vengono in mente titoli di libri adatti ai bambini, però un libro bellissimo è La memoria rende liberi di Liliana Segre, il racconto lucido della bambina Liliana che assiste impotente alla deriva della sua vita dal momento delle leggi razziali che la espellono da scuola fino al lager e alla successiva liberazione. Quello che colpisce è la “normalità” con cui le leggi razziali vengono accettate dagli italiani, la vita continuava normalmente mentre intere famiglie, prima perfettamente integrate nel tessuto sociale, venivano emarginate ed era appena l’inizio dell’incubo. Il libro è scritto molto bene, credo possa essere letto anche da un adolescente. È importante non dimenticare, l’unico modo è parlarne e coinvolgere i giovani perché portino avanti la testimonianza nel futuro.

    1. Sì, proprio ieri ho scoperto che un gruppo di giovani ha promesso ai sopravvissuti italiani di continuare la loro testimonianza nelle scuole. La memoria di ciò che è stato è fondamentale. Grazie per aver citato un altro bel libro

  7. Non l’ho letto, ma mia figlia a scuola sui libri di scuola aveva “Il bambino con il pigiama a strisce”, un romanzo per ragazzi sulla Shoah che peraltro ha causato anche qualche piccola polemica in quanto ritenuto “per niente realistico” (comunque so che ha avuto successo).
    Per quanto mi riguarda, credo che sia giusto eccome parlargliene. In passato era normale per i bambini sapere sin da subito che esistevano cose brutte come la morte, mentre oggi tendiamo quasi a nascondergliele finché possiamo, col risultato che quando infine le scoprono è un vero trauma per loro. Nel caso specifico, bisogna anche fargli capire quanto sia stato disumano, visto che purtroppo tra negazionisti e giustificazionisti, si troveranno sicuramente a che fare con “campane” stonate che cercheranno di convincerli che nel racconto della Shoah ci sono “esagerazioni”. Purtroppo i ragazzi possono essere facilmente suggestionati, quindi dobbiamo insegnarli subito gli argomenti in modo che gli diano i giusti anticorpi contro il virus dell’odio razziale.

    1. D’accordo con te, Ariano! La nostra società tende a cancellare la morte e il dolore sperando così di esorcizzarli, ma non si fa altro che costruire una felicità di plastica. Spesso i nostri ragazzi non sanno cosa sia la sofferenza e il sacrificio e quando ne hanno a che fare, crollano. Nascondere loro l’odio razziale che ha prodotto la Shoah non li aiuterà a diventare migliori, anzi.

  8. In tutta onestà non so decidere se sia meglio tenere presente ovvero obliare gli orrori della Shoa.
    Il mio timore si fonda sull’assunto che rivangare un passato segnato dall’orrore più turpe rischi di sedimentare un odio generalizzato mai sopito.
    Negare, assolutamente no! Ruminare, però, neppure. Dimenticare, forse? A rischio che la storia si ripeta?
    Allora qual è la soluzione?
    Magari proprio affrontarla con la leggerezza dell’infanzia, attraverso letture scremate, ripulite da odio, cinismo e rabbia repressa come, appunto, quelle adatte all’infanzia.
    Magari. Chissà.

    1. Sono convinta che si possa ricordare senza seminare altro odio e senza violare l’innocenza dei piccoli. Una buona narrativa credo sia il mezzo per ricordare la Shoah nel giusto modo. Grazie per la tua riflessione:)

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