Revisiona chi ama

La fase della revisione del manoscritto, per quanto mi riguarda, è la più sofferta. Al momento della progettazione della storia,  vivo una sana euforia; una sorta di innamoramento: lascio che i personaggi e le loro vicende prendano forma nella mia mente, senza forzature. Nella stesura  attraverso stati d’animo contrastanti, in un attimo sono al settimo cielo, l’istante dopo nello scoraggiamento più cupo. Di solito la spinta creativa ha la meglio, spronandomi a non mollare la presa.

Ma dopo la parola fine, c’è un nuovo inizio abbastanza complicato: la revisione. È una fase nella quale mi lascio prendere la mano, arrivando a rivedere gli stessi capitoli un’infinità di volte.

La soddisfazione si riduce, il fattore noia prende il sopravvento. In quei momenti mi viene da pensare con stizza al cliché cinematografico dello scrittore – avete presente? – quello che batte furiosamente sui tasti della macchina da scrivere senza mai interrompersi. Scrive la parola fine, prende il malloppo dei fogli e parte alla ricerca di un editore.  Niente di più lontano dalla realtà!

Ho appena terminato l’editing di un manoscritto, e so di cosa sto parlando. È stata un’esperienza complessa, faticosa, anche se questa volta, a differenza delle altre, mi ha lasciato un ricordo bellissimo. Ha avuto davvero quel qualcosa in più che cerco da anni. E dalla quale ho capito una lezione importante: revisiona chi ama!

Antefatto

Lascia perdere, chi te lo fa fare?  Perché non molli il romanzo al suo destino e ti dedichi a qualcos’altro? 

Queste erano le tentazioni ogni volta che prendevo in mano il manoscritto in questione. Dentro quei fogli avevo lasciato molto di me,  mi era costato sangue e lacrime. Eppure non ero del tutto soddisfatta, tanto che ogni volta che si presentava l’occasione di inviarlo a un  concorso o a una CE, trovavo mille giustificazioni: è breve, è troppo intimo, tocca un tema difficile…

Taglia, cuci, cambia, sposta, aggiungi: alla terza revisione mi dibattevo tra l’istinto di lasciarlo andare al proprio destino o di modificarlo ulteriormente: non aderiva pienamente  al progetto iniziale.

L’editing professionale

Poi la svolta: ho conosciuto Stefania Crepaldi,  editor free lance.  È presente sul web con il sito  Editor Romanzi , nel quale, oltre alle informazioni riguardo alla sua attività, pubblica recensioni di libri – si definisce un’ accanita lettrice- e consigli di scrittura creativa.

Le invio il manoscritto per la valutazione, un servizio che Stefania presta gratuitamente.

Già  dai contatti, intuisco la sua professionalità, dote che apprezzo molto. Fin dal primo scambio di mail, Stefania fissa tempi e modalità con estrema precisione.  Capisco che ho incontrato la persona giusta, qualcuno che mi può aiutare a dare completezza al romanzo. E cosi faccio il grande salto: le affido l’editing del romanzo.

L’editing professionale è un lavoro articolato su stile, coerenza, uniformità e confezionamento del manoscritto. Un servizio a tutto tondo che il solo autore non sempre è in grado di svolgere.

Perché?

Mi sono interrogata più volte su questo aspetto. Nel mio piccolo,  ho acquisito negli anni diverse competenze per valutare il lavoro degli altri. Ma quando si tratta di valutare il mio lavoro,  l’intervento di qualcun altro è fondamentale. Se svolgo da sola la fase di editing, come è capitato, cado nel solito tranello: l’indulgenza.

Un esempio. Se scrivo un brano che mi piace molto, lo osservo come un piccolo gioiello incastonato in un diadema e non mi sognerei mai di tagliarlo.  Neppure di modificarlo:  è nato così e tale deve rimanere.

Magari è davvero una bomba. O forse no: non c’entra con il contesto, è ridondante, ampolloso. Ma se fosse per me rimarrebbe al suo posto.

Tanta ostinazione è un limite, frutto dell’indulgenza. Un occhio professionale sa individuare tutte le frasi a cui siamo affezionati, consigliandoci di tagliarle o di modificarle nel caso in cui stonino. Chi è coinvolto emotivamente non sempre individua i punti deboli,  se mai esalta quelli forti, perdendo di vista gli obiettivi della narrazione: l’equilibrio tra le parti e una forma impeccabile.

Lavorare con un editor significa anche riuscire a fidarsi e ad affidarsi. Tagliare e modificare portano con sé un carico di sofferenza da gestire, lo sappiamo.

Il cerchio si chiude: l’amore per qualcuno o per qualcosa ha in sé il seme della sofferenza. Chi ama rinuncia, dà senza pretendere, non si accontenta, non scende a compromessi, non baratta il proprio amore, combatte…

Il romanzo che abbiamo scritto è una nostra creatura, frutto di dedizione, tempo e fatica. Una volta terminato, richiede cura, capacità di scegliere e di rinunciare. Proprio perché lo amiamo. Dovremmo impegnarci molto per farlo crescere e per presentarlo al meglio. A quel punto non ci resterà che lasciarlo andar via.

Cosa ne pensate? Cosa rappresenta per voi  la fase della revisione?  Affidereste il vostro romanzo a un editor? 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Amante della scrittura, ha una sogno nel cassetto: pubblicare

2 risposte a Revisiona chi ama

  1. Avatar for rosalia pucci
    M
    Maria Teresa Steri scrive:

    Non l’avevo mai vista in questi termini, ma condivido questa tua profonda riflessione. E’ vero che la revisione è una fase dolorosa sotto un certo aspetto ma che merita grande attenzione proprio perché l’amore per la nostra “creatura” rende necessario fare del nostro meglio per renderla presentabile. Per quanto mi riguarda sono all’ennesima revisione/riscrittura di un romanzo e una parte di me non ne può più. Ogni volta che mi rendo conto di dover approfondire qualcosa (o tagliare) per mia scelta o per un suggerimento esterno, mi verrebbe voglia di mollare tutto. Ma alla fine capisco che fa parte del gioco anche questa fase così difficile. L’indulgenza come hai detto tu è un grosso rischio.

    • Avatar for rosalia pucci
      r
      rosalia pucci scrive:

      Credo che la revisione-riscrittura sia per tutti gli autori una fase di sofferenza. Rispetto al passato, per me è anche più prepotente. Forse dipende dalla consapevolezza raggiunta. Non so. Grazie per il passaggio, è consolante non sentirsi solo nell’avventura dello scrittura.

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