La scrittura e i tre livelli di lettura del mondo

l_ab7a1642ef12455a8746d6120765eff2La poetica della scrittrice Flannery O’Connor, che ho da poco approfondito, è uno scrigno pieno di grandi tesori. Uno degli argomenti, che più mi ha colpito e che vorrei condividere con voi, è quello dei tre livelli di lettura del mondo che contiene l’arte dello scrivere. La dimensione “espansiva” della narrazione, quando è ben realizzata in un buon romanzo, infatti, fa sì che in esso accada molto di più di quanto il lettore riesca a cogliere al momento:

Accade più di quanto salti all’occhio. Da quanto vede, la mente viene condotta nelle profondità più remote, che i simboli del libro suggeriscono naturalmente.  (F. O’ Connor)

Lo scrittura, secondo la grande scrittrice americana,  è la rappresentazione “anagogica” della realtà , cioè è capace di realizzare, nello spazio di un’immagine o di una situazione tre diversi livelli del reale, anche in relazione all’esistenza di Dio e la nostra partecipazione ad essa.

La tripartizione, di cui parla Flannery O’Connor, e che intendiamo approfondire, deriva da quella individuata a proposito della lettura, in particolare dei Testi Sacri, che si faceva nel Medioevo, e cioè : “letterale”, “morale” e “anagogico”.

Cerchiamo di addentrarci meglio nei tre piani della scrittura individuati dalla grande scrittrice georgiana.

Il romanziere prima vede in superficie ma “la sua angolazione visiva è tale che comincia a vedere prima di arrivare alla superficie e continua a vedere anche dopo averla oltrepassata.”

Giunge allora a vedere nelle profondità di sé. A questo punto la scrittura diventa un mezzo per conoscere se stesso e la propria esperienza umana compresa la limitatezza con tutto il suo carico di miserie; una visione quest’ultima talvolta  speculare al punto da diventare un avvitamento inutile:

“Lo starsene a fissare senza andare subito al dunque è un granello di stupidità. Più a lungo guardate un oggetto e più mondo ci vedrete dentro, ed è bene ricordare che lo scrittore di narrativa serio parla sempre del mondo intero, per limitato che sia il suo scenario”.

Insito della scrittura è  un profondo senso dell’ascolto, del rispetto e dell’obbedienza nei confronti della realtà e del suo mistero.  Arriviamo così al terzo livello a cui ci conduce l’esperienza dello scrivere.
Esso è un modo di esperire e interpretare il mondo per coglierne al suo interno il mistero. E questo è un potenziale enorme, un dono: “Chi ha l’abilità di creare vita con le parole è stato chiamato dalla presenza di un dono.”

Ma esso è anche una responsabilità e richiede una dura preparazione, non tanto in termini di conoscenze, quanto nel profondo della propria interiorità.

” Non c’e’ tecnicismo che regga, e il pozzo a cui lo scrittore deve
attingere è molto profondo: non appena lo scrittore “impara a scrivere”, non appena sa che cosa troverà, e scopre un modo di dire quanto ha sempre saputo, o, peggio ancora, un modo di non dir nulla, è finito.

Se uno scrittore vale qualcosa, ciò che crea avrà la propria fonte in

un reame assai più vasto di quello che la sua mente cosciente può abbracciare, e sarà sempre una sorpresa maggiore per lui di quanto non potrà mai esserlo per il suo lettore.”

Se vogliamo, questa è un’ottima definizione dell’ispirazione.

La dimensione del “mistero”, a cui rimanda il terzo livello della scrittura, si concentra
essenzialmente sulla libertà dell’uomo e sulla personalità. Da questi misteri nascono le storie: “compito della narrativa” ed “essenza della scrittura” è “incarnare il mistero”, e lo
scrittore “si interessa del mistero ultimo quale noi lo troviamo incarnato nel mondo concreto dell’esperienza sensoriale” dice infine la O’Connor.

Rispetto alle riflessione della scrittrice, ho preso in esame la mia scrittura e in particolare se essa riesca a esprimere i tre livelli. Credo di poter dire, sinceramente, di essere approdata al secondo, cioè al livello della conoscenza di me e dell’esperienza umana che  fin qui ho fatto,  compreso  il bagaglio di miserie che mi porto dietro.

Manca il salto di qualità, quello che mi permetterebbe di offrire qualcosa di buono agli altri, di essere utile, con la mia narrativa, a qualcuno. Per farlo occorre una crescita profonda, un saper osare verso l’ignoto che metterebbe a dura prova tutte le mie certezze. Un percorso duro per il quale sto lavorando ma che ancora forse non mi appartiene del tutto.

Con questa piccola confessione, rilancio la palla.

Voi, cari lettori, cosa ne dite dei tre piani della scrittura? Pensate di averli conquistati? A che punto siete?

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La gente che piace a me si trova sempre sparsa qua e là; sono dei solitari... solo che si riconoscono non appena si trovano assieme

2 risposte a La scrittura e i tre livelli di lettura del mondo

  1. Per le filosofie orientali, i piani dell’esistenza umana sono 3: fisico mentale e spirituale. Noi abbiamo il compito di arrivare al terzo, tramite la meditazione o strumenti affini. Mi sembra una tripartizione molto simile. 🙂

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