Scrittura e teatro: alla scoperta di Ibsen

donna3Fu la zia a offrirmi la possibilità di scoprire Ibsen, seppure inconsapevolmente. In una stanza adibita a magazzino dell’edicola che gestiva nel nostro paese, vi conservava i libri da vendere. Quel magazzino era una specie di regno, mi incantava trattenendomi per ore. Tra i molti libri, ne trovai uno con la copertina impreziosita da decorazioni d’oro. Scelsi di leggere quel libro grazie alla copertina.

Un modo tra i più banali per scoprire uno dei drammaturghi più grandi di sempre: Henrik Ibsen

Originario della Norvegia, apparteneva a una famiglia dell’alta borghesia che conobbe il dissesto economico. Seguì studi di farmacia e medicina, ai quali unì la passione per la letteratura e per il teatro. Per Ibsen la drammaturgia aveva uno scopo sociale, doveva cioè smuovere le coscienze. Durante un viaggio ad Amalfi, scrisse il capolavoro Casa di bambola, opera inserita dall’UNESCO nel Registro della memoria del mondo.

Il capolavoro: Casa di bambola

Nora, la moglie dell’avvocato Torvald Helmer, amata e vezzeggiata, sta preparando l’albero di Natale. Sopraggiunge inaspettata l’amica Cristina, vedova e bisognosa di aiuto e a lei Nora rivela un segreto: otto anni prima ha contratto un debito con un certo Krogstad falsificando la firma del padre per poter pagare il soggiorno in Italia necessario alla guarigione del marito. Per anni ha lavorato per pagare il debito senza riuscire a liberarsene. La promozione a direttore di banca del marito sembra risolvere ogni cosa, ma Krogstad, impiegato nella stessa banca, ricatta Nora per ottenere una promozione, Quando Torvald, ignaro di tutto, vorrebbe licenziarlo per altri motivi, questi minaccia di denunciare ogni cosa se Nora non otterrà di far bloccare il licenziamento.
L’intercessione della donna non ottiene alcun esito e Krogstad mette in atto la sua minaccia inviando una lettera a casa degli Helmer.
Cristina, che ha riconosciuto in lui un antico innamorato, lo convince a recedere dal ricatto, ma è troppo tardi.
Il contenuto della lettera provoca una discussione violenta: Torvald, invece di capire il sacrificio della moglie, la rimprovera aspramente, preoccupato unicamente del suo buon nome.
L’arrivo di un nuovo plico contenente il documento con la falsa firma di Nora, che mette fine al ricatto, capovolge la situazione. Torvald, evitato lo scandalo, si dice pronto a dimenticare ma Nora, comprendendo di non essere mai stata altro, per il marito, che una bambola anziché una creatura umana, offesa, si ribella e decide di andarsene abbandonando la casa.

Il testo di Casa di bambola è sorprendente. Pur trattandosi di un’opera di fine ottocento, quando la donna, soprattutto nelle classi sociali elevate,  serviva a esibire decoro  e mansuetudine, possiede una modernità che stupisce. Ibsen mise a nudo la mentalità dell’epoca, stigmatizzando il maschilismo come una grave ingiustizia sociale, e dando alla figura femminile quella dignità che le competeva. La capacità di Ibsen di precorrere i tempi mi affascinò nell’adolescenza, mi affascina oggi, profondamente. E stimola una nuova riflessione, che peraltro ho già tentato di fare in passato (qui): cioè se lo scrittore debba essere un testimone  della coscienza collettiva agevolando, grazie all’interpretazione di scenari futuri, l’evoluzione della società.

La scrittura di Ibsen

Vorrei però soffermarmi sulla scrittura di Ibsen e in particolare su come coniugò l’abilità di scrittore  a quella di drammaturgo. Ho posto l’accento sulle sue capacità di precorrere i tempi in campo sociologico, facendosi paladino, contro il sistema, dei diritti dei più deboli. Ebbene la stessa qualità la applicò anche nella narrativa. Ibsen precorse i tempi soprattutto nella tecnica drammaturgica, anticipando il nuovo. Non a caso è definito il padre del teatro moderno. E non a caso gli scrittori e drammaturghi di inizio novecento, come Pirandello e Joyce, furono suoi estimatori.

 

La ricerca dei personaggi L’universo di Ibsen è abitato da personaggi tormentati ma per niente deboli. Non sono né  buoni, né  cattivi, ma uomini e donne a tutto tondo, dotati di ambivalenze e chiaroscuri proprio come nella vita reale. Nora, la protagonista di Casa di bambola, ci offre da contemplare il suo dilemma: se scegliere di continuare a incarnare la piccola allodola, vezzeggiata dal marito, così come si vuole da lei, o se piuttosto essere vera. Sceglierà di diventare un individuo libero padrone di sé e delle proprie azioni, pagando una costo altissimo. Pur non essendo filosofo in senso stretto, Ibsen nei suoi drammi ha sempre curato la conoscenza dell’animo umano: in quasi tutti i suoi drammi emerge il conflitto doloroso tra l’individuo e la società, tra il singolo e lo Stato, tra le convinzioni personali e le tradizioni. Con Ibsen l’individuo ha il ruolo preminente nel mondo, anche fuori o contro il gruppo sociale, istanza ripresa da Kierkegaard, che lo ha particolarmente influenzato; dal filosofo danese ha assimilato la concezione fortemente ascetica degli ideali della vita, l’energica fedeltà alla realizzazione del compito personale, la valorizzazione dell’uomo singolo e la svalutazione della massa e della società, il concetto del perdono e del sacrificio, tutti motivi che hanno dato vita a personaggi altamente tragici pur nella loro quotidianità.

Lo stile Ibsen non appartiene né alla corrente letteraria dei naturalisti, né a quella dei classicisti. La sua impronta artistica è originale, capace di creare un’impronta di grande valenza. Lo stile è asciutto, laconico, poco propenso a fronzoli e a formalismi. Le parole vanno dritte allo scopo, scavano l’animo dei personaggi; il linguaggio introspettivo e profondo.

 

Conclusioni

Ce l’ho ancora il capolavoro di Ibsen in libreria. La zia me lo regalò, visto che ci tenevo tanto. E vado molto orgogliosa della copertina che dà lustro a tutto il ripiano . Ogni tanto lo riapro e leggo alcuni passaggi. Forse anche i libri, con la loro carica emozionale, rimangono nell’immaginario come i suoni e i profumi di cui parlava Proust.  O magari è che le letture preparano agli snodi della vita, rappresentandone travagli e  gioie. Sarà per tutto questo o solo perché ero giovane e spensierata, ma  Casa di bambola rappresenta molto di più di un libro: è un incontro che vale la pena di rinnovare.

 

 

 

 

 

 

 

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