Quando il mistero sconvolge l’ordinario

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TRAMA: Disoccupata e intrappolata in una relazione sentimentale senza futuro, Elena vive sospesa tra passato e presente. Non passa giorno senza pensare all’uomo conosciuto due anni prima su Internet, consumata dal senso di colpa per aver provocato la sua morte. Interessarsi di fenomeni paranormali sembrava solo un passatempo innocente, ma ora il terrore che la polizia venga ad arrestarla non le dà tregua. E per riappropriarsi della sua vita non le resta che tornare là dove tutto è iniziato e provare a far luce sull’accaduto. Chi era davvero quell’uomo? Quale mistero nasconde il Pozzo del Corvo, dov’è avvenuta la sua morte? E quanto sono fondate le voci che parlano di presenze soprannaturali? Man mano che la verità viene a galla, un incubo ancora più grande si delinea all’orizzonte, costringendola a fare i conti con le sue paure e ad affrontare nemici che non sospettava di avere.

Maria Teresa Steri è nata a Formia e cresciuta a Gaeta. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia, si è trasferita a Roma dove vive attualmente. Ha collaborato come giornalista pubblicista presso la redazione di quotidiani e riviste. Nel 2009 ha pubblicato I custodi del destino, un mystery esoterico.

In Bagliori nel buio, Maria Teresa Steri dimostra di possedere uno stile narrativo maturo e ben calibrato. Il lettore viene coinvolto da subito nelle vicende di Elena Colombo, grazie a un sapiente dire e non dire. L’autrice riesce molto bene in quella particolare tecnica di matrice americana per cui il mistero, legato all’evento che ha sconvolto la vita della protagonista, si rivela  un poco alla volta, senza forzature. L’ottima caratterizzazione dei personaggi, la scelta perfetta del luogo che fa da scenario alla storia, la trama serrata,  i colpi di scena che ribaltano ogni previsione, ne fanno una lettura molto godibile.

            

Intervista all’autrice

Sono felice di ritrovarti Maria Teresa, e, lasciami dire, persino emozionata. Sono un’assidua visitatrice di Anima di carta, il blog che curi con passione. Ho letto diversi articoli dedicati all’evoluzione di Bagliori nel buio, il tuo secondo romanzo. Dopo la lettura del libro, ho messo a fuoco le perplessità che talvolta hai confessato durante la stesura del romanzo. Scrivere un romanzo di ben 360 pagine, almeno per me, è un’impresa titanica. Eppure, nonostante le insidie presentate da una storia lunga, la trama risulta ben organizzata. Come sei riuscita a mantenere la rotta di un impianto narrativo  così complesso?

Prima di tutto grazie per il bentornata e per questo spazio, Rosalia. Anche io sono emozionata di essere qui! Per rispondere alla tua domanda, devo dirti che la storia di Bagliori nel buio ha avuto due stesure. La prima è nata senza alcuna progettazione, molto spontanea, sull’onda di un’idea che avevo in mente, mentre la seconda è il prodotto di una messa a punto più “razionale”, in cui ho cercato di incastrare i vari elementi che erano venuti fuori nella prima bozza e di coordinarli in modo logico e coerente. Credo sarebbe stato impossibile riuscire a gestire tante pagine e anche tanti personaggi senza avere una sorta di mappa. In effetti posso dire che scrivere questo romanzo mi abbia insegnato moltissimo sull’ideazione di una trama e su come non perdermi per strada nell’intreccio.

Elena Colombo, la protagonista, deve ritrovare se stessa dopo un evento terribile. Di solito nella narrativa assistiamo a un percorso più lineare, dove i personaggi evolvono sotto gli occhi del lettore, ricalcando il modello del Viaggio dell’Eroe di Vogler. È una presa di distanza dal solito cliché?

Ho pensato a un punto di partenza diverso dal solito, dove la protagonista deve fare i conti con le conseguenze di un evento traumatico già avvenuto, ma ancora da “digerire”. Ed è proprio questa necessità di confrontarsi con il passato che renderà necessario un percorso di cambiamento; infatti Elena si ritroverà ad affrontare le sue paure, con un prezzo inevitabile. Credo che questo ricalchi un po’ quello che succede nella vita vera, quando delle circostanze straordinarie hanno un impatto forte su di noi e ci costringono a rivedere le nostre prospettive, a mettere tutto in discussione.

Un aspetto mi ha colpito molto: la carica introspettiva di Elena e Alessio, i due protagonisti. Lei impulsiva, poco razionale, caotica; lui al contrario riflessivo, responsabile, con i piedi per terra. Nella diversità sembrano completarsi a meraviglia. Quanto c’è di autobiografico nella loro costruzione?

Potrei dire che Elena in questo senso è molto lontana da me e che come modo di essere sono più simile ad Alessio. In realtà è difficile risponderti, perché nei personaggi c’è sempre un pezzetto di chi li crea, anche se non ne siamo coscienti. In ogni caso, scavare nella psiche dei personaggi è sempre molto stimolante per me, forse uno degli aspetti della scrittura che più mi stanno a cuore. E, dal mio punto di vista, questo interesse cresce quando i personaggi hanno caratteristiche molto diverse dalle mie, come nel caso di Elena.

Il compagno di Elena, Matteo, ossessionato dall’ordine, i partecipanti della community esoterica e persino i vicini di casa di Elena, pur essendo personaggi minori, risultano ben caratterizzati. Su ognuno hai fatto un lavoro mirato. È frutto di osservazione delle persone reali o della tua fantasia?

In partenza i miei personaggi minori sono quasi sempre ispirati a persone che conosco. Poi inevitabilmente i personaggi su carta rivendicano una loro identità e così, man mano che scrivo, assumono tratti, modi di reagire, ecc. che non hanno più niente a che vedere con l’originale. Matteo per esempio, uno dei personaggi più odiati del mio romanzo (me lo dicono praticamente tutti i lettori) è nato dal connubio di varie persone che ho incontrato nella mia vita, ma poi ha preso le redini ed è diventato quello che è.

L’ambientazione rappresenta la grande anima del romanzo. La Baia di Clito sembra il nome immaginario di un luogo che da qualche parte deve esistere davvero. È così?

Verissimo. Tutti i luoghi descritti nel romanzo ricalcano la mia cittadina d’origine, Gaeta, in particolare le spiagge e alcuni angoli particolari. Anche se la localizzazione e la conformazione della zona della Baia di Clito sono tutte di fantasia, attingono a ricordi reali e a posti esistenti che conosco bene, salvo il fatto che nel libro hanno assunto dei toni più cupi e misteriosi, dal momento che la storia noir richiedeva uno scenario di questo tipo.

Anche la leggenda del Pozzo del corvo è molto suggestiva, perfetta per il risvolto esoterico della storia. Apprendo dalla tua biografia che sei interessata al paranormale. Credi anche tu alla Teoria delle copie spiegata nel romanzo dal professor Tivoli?

Anche in questo caso si è trattato di un rimaneggiamento di fantasia di idee preesistenti, basate sul concetto che gli esseri umani non siano solo carne e ossa, ma abbiano anche delle componenti più spirituali e quindi che qualcosa sopravviva alla morte. L’intento originario era scrivere una storia di fantasmi che fosse diversa dai soliti cliché sull’argomento e che attingesse il più possibile a idee esoteriche documentate. Così sono nate le copie. Lo spunto mi è stato offerto in particolare dai libri di Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia, che parla nel dettaglio dei residui energetici che i defunti lasciano dietro di sé.

Quando leggo un romanzo mi capita di immaginare lo scrittore intento a scrivere. Mi chiedo se lo faccia in una stanza tutta per sé, o se debba accontentarsi di spazi marginali della casa; se possa contare sulla collaborazione di qualcuno; se ami scrivere al mattino o in altri momenti. Insomma divento preda di curiosità che esulano dalla storia, ma che forse mi accomunano a chi ama la scrittura. Puoi svelarci le tue abitudini di scrittrice?

Cerco di scrivere ogni giorno, ma ho degli orari abbastanza strani perché di solito concentro la scrittura intorno all’ora di pranzo o poco dopo il pranzo. Ho preso quest’abitudine molti anni fa, perché avevo solo questa fascia oraria a disposizione, ma poi ho scoperto che è il periodo in cui riesco a dare il meglio.

Riguardo agli spazi, ho uno studio che condivido con mio marito, ma quando sono in fase creativa preferisco la solitudine totale, infatti cerco di isolarmi ascoltando musica, elemento immancabile per me quando scrivo.

Poi sono una fanatica degli appunti su carta, ho fogli sparsi per tutta la casa e in borsa, e mi piace fare schemi della trama sempre con carta e penna, mi aiuta a pensare, molto più rispetto allo stare davanti al computer.

Prima di concludere, proiettiamoci nel futuro. Le storie esoteriche, dove il mistero penetra nell’ordinario, sconvolgendolo, catalizzano una bella fetta di appassionati. Pensi di proseguire entro i canoni di questo genere narrativo? A quando la prossima storia avvincente?

Il romanzo con il quale sono in dirittura d’arrivo appartiene allo stesso genere, quindi direi che per ora mi mantengo sul binario dell’esoterismo. È una storia che coltivo da molti anni e che ha già visto parecchie riscritture, ma dovrebbe essere pubblicata entro il 2017. Al contrario di Bagliori nel buio, ha un protagonista maschile e un intreccio che abbraccia un arco temporale molto ampio, quindi è stata una bella sfida scriverlo. Ho anche in mente un quarto romanzo con elementi sovrannaturali, però in futuro mi piacerebbe scrivere un noir più classico. Vedremo dove mi porterà l’ispirazione…

A presto, allora!

 

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Amante della scrittura, ha una sogno nel cassetto: pubblicare

10 risposte a Quando il mistero sconvolge l’ordinario

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    G
    Giulia Mancini scrive:

    Che bella intervista, seguo Maria Teresa da moltissimo tempo e la considero una persona speciale, ho apprezzato i suoi due romanzi e, a questo punto, aspetto il terzo!

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      r
      rosalia pucci scrive:

      Benvenuta Giulia e grazie. Anch’io considero Maria Teresa una bella persona. Attendiamo insieme il terzo!

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    M
    Maria Teresa Steri scrive:

    Rosalia, grazie ancora per l’ospitalità e per avermi dato modo con queste interessanti domande di parlare delle mie passioni!
    Grazie anche a Giulia per le belle parole e per aver apprezzato l’intervista 🙂

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    I
    Ivano landi scrive:

    Bellissima intervista che cattura l’interesse a ogni parola! Un bravo a entrambe 🙂

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    M
    Marina scrive:

    Complimenti per l’intervista. Maria Teresa è un’ottima scrittrice e la sua storia ha conquistato subito anche me. Adesso si aspetta il suo prossimo libro, eh!

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      r
      rosalia pucci scrive:

      Benvenuta Marina, sono d’accordo con te! Maria Teresa ha uno stile accattivante che cattura

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    E
    Elena scrive:

    Eccomi, ora riesco a commentare! Bella intervista, il libro è bello e intrigante e questa intervista lo valorizza. Brave ad entrambe!

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      r
      rosalia pucci scrive:

      Grazie per aver lasciato un commento,Elena. Spero nel mio piccolo di aver contribuito alla diffusione di un libro che merita.