I maestri della scrittura (prima parte)

creative-writing-ideas-635x602Con questo post inauguro un percorso a cui tengo molto: parlarvi dei maestri della scrittura. In ogni campo abbiamo sempre da imparare, si sa; nel mondo della scrittura creativa ,  non si finisce mai. Dai maestri del mestiere di scrivere si può e si deve apprendere molto: lo stile,  lo studio dei personaggi e il metodo di organizzare la trama. Uno dei più grandi maestri della scrittura creativa  a mio parere è Raymond Carver . Le sue memorabili lezioni, iniziate negli anni ’70 , diedero origine a una vera e propria tendenza letteraria: la short-story,  la forma del racconto breve.

Insegnare a scrivere secondo Carver

Raymond Carver, nonostante avesse insegnato scrittura creativa per parecchi anni, dubitava che si potesse davvero insegnare a scrivere. Più che di lezioni, parlava di influssi, occasioni, irresistibili come maree, che possono determinare la formazione dello scrittore. Le stesse esperienze di vita, quali un’infanzia atipica o un percorso a ostacoli durante l’adolescenza, vanno ad alimentare tali influssi. La formazione tradizionale, quella accademica o letteraria, secondo Carver, ha poco da aggiungere alle forze interiori che sono in grado di influire sulla scrittura creativa.

Se non si può insegnare a scrivere , si può senz’altro imparare a farlo. Non è un controsenso, si tratta di vedere la questione dal punto di vista opposto. Insegnare è l’azione di colui che offre l’ insegnamento , imparare,  al contrario, appartiene a colui che apprende, in virtù della  volontà di farlo e in forza delle qualità che gli sono proprie. Il concetto è un po’ nebuloso ma spero che vi sia arrivato comunque.

Uno studente che ebbe la fortuna di incontrare sul suo cammino Carver, disse:

Fino a quando non ho incontrato Raymond Carver , non c’era mai stata una persona che potessi considerare mio mentore… l’insegnante più prezioso e anche il mio miglior amico letterario.

Lo studente in questione è il romanziere Haruky Murakami . Anche il maestro Carver , a sua volta, doveva molto a un altro mentore: John Gardner per il quale scrisse il saggio: John Gardner: lo scrittore come maestro. La trasmissione degli strumenti e dei metodi di lavoro di Gardner è stata determinante nell’evoluzione del percorso artistico e professionale di Carver, a conferma che in America la consolidata tradizione dei corsi di scrittura ha dato grandi frutti e  che non a caso gli scrittori americani sono da anni al vertice dell’editoria internazionale.

Le lezioni di scrittura creativa di R.Carver

Prima di tutto crederci.  Sì, credere fino in fondo che si può scrivere per qualcuno e non solo per se stessi. L’occasione per Carver fu la scoperta della rivista Poetry,   a cui inviò la prima “goffa” poesia. Dubitava che l’avrebbero pubblicata. Ebbene accadde, Carver ebbe presto la soddisfazione di leggere il suo lavoro sulla prestigiosa rivista. Da lì in poi iniziò a credere nel proprio talento.

Quale insegnamento trarre? Forse è arrivato il momento di far valutare il racconto chiuso nel cassetto.  Un riscontro positivo spinge a coltivare il talento e a credere di aver intrapreso la strada giusta.

Poi grandi letture. E improbabile imparare a scrivere senza un solido bagaglio di letture alle spalle. Carver racconta che il maestro Gardner menzionava di continuo Conrad, Céline, Babel, Gass, Joyce, Flaubert e che lui, terminata la lezione, corresse a comprare i loro libri.

Le buone letture sono l’esercizio necessario per lo scrittore, come per un giovane architetto lo è osservare le costruzioni altrui o per uno studente di medicina  assistere a un’operazione. Esse  nutrono l’immaginazione,  corroborano il linguaggio, rendono fecondo il pensiero, offrono modelli a cui far riferimento e, talvolta, sono fonte d’ispirazione. Impensabile poter fare a meno di leggere se si vuole scrivere.

Usare sentimenti onesti e intenzioni vere. Secondo Carver alla fine di un racconto il lettore deve rimanere in silenzio. Cosa significa questa affermazione? Forse che non si deve scrivere per accontentare il gusto del pubblico, confezionando ottimismo a larghe mani o, peggio ancora,  edulcorando la realtà.  

Uno degli errori più diffusi tra i giovani scrittori è l’idea che una storia tragga il suo potere dall’occultamento dell’informazione e che si debba procedere in un susseguirsi di sorprese. Ma la narrativa non è una sequela di sorprese, se mai un crescendo di riconoscimenti e di comprensione. Lo scrittore che manca di onestà è colui che non accetta che il lettore sia un partner dotato della sua stessa forza.

Scrivere le cose in modo vivido e netto. Carver dice che il bravo  scrittore è colui che rende nitida la realtà circostante,  non tanto perché egli sia capace di osservare più acutamente degli altri, ma perché opera una rigida selezione di  elementi,  sforzandosi di scrivere in modo chiaro ciò che chiaro non è. Una scrittura trascurata rischia di indebolire l’intero progetto.

Correggere il linguaggio deviato. Secondo Carver  il linguaggio deviato nasce da un sfondo psicologico che conduce all’atrofia. Appartiene allo scrittore svantaggiato che non sa muovere un passo senza usare i clichè:  un lampo di felicità negli occhi, il viso incorniciato dai riccioli, il sopracciglio inarcato, il lieve sorriso sulle labbra…  Espressioni smorte, prive di vita e incapaci di trasmettere qualcosa di vero.

Mi fermo qui. Ma le lezioni di scrittura di Carver non sono finite. Se avete l’opportunità di leggere il Mestiere di scrivere, coglietela al volo!  Scoprirete molte altre perle, e in più le esercitazioni dettagliate del maestro Carver per metterle in pratica.

Buon Lavoro!

 

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Amante della scrittura, ha una sogno nel cassetto: pubblicare

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