Incipit di una storia

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“Era una notte buia e tempestosa”. No, meglio ritentare. Perché l’incipit giusto è la creazione alchemica di fattori che possono fare la differenza.

Incipit, ovvero…

Inizio, partenza. Come dare il via all’opera è un aspetto che tiene sveglio l’autore per giorni. Egli ha tutto pronto, persino il finale. Per l’incipit però gli manca quella trovata che potrebbe portare la sua opera alla ribalta.

E se non fosse vero?

Sì, c’è anche questo elemento di disturbo da chiarire: l’incipit, per alcuni, non esiste. La storia deve pur partire, incipit o non incipit. Da qualche parte si deve cominciare. Tanti scrittori iniziano dal cuore della storia, senza preambolo. Catapultano il lettore in media res: l’effetto è molto bello se si è un fuoriclasse; se no, l’impressione è di aver creato qualcosa d’incompleto.

E se fosse necessario?

Io sono del parere che l’incipit vada pianificato al meglio, per creare la vetrina giusta alla nostra storia. Chi scrive, sa che  si rivolge a un lettore ideale al quale cerca di piacere per entrare nelle sue grazie.

Allora, ogni volta che scrivo una storia, mi pongo l’obiettivo di presentarla ad hoc per far presa immediata nel lettore. Alle volte basta una riga sola affinché egli s’innamori del vostro libro e gli dedichi una parte del suo tempo. Sappiamo bene quanto noi lettori, [ non dimentichiamoci che anche noi siamo principalmente dei lettori], siamo volubili e pronti a tradire una lettura con un’altra più attraente. Spesso il tradimento avviene nel giro di qualche pagina. Talvolta è sufficiente un incipit noioso per decretare la fine di un amore letterario.

 Per non inciampare nell’incipit sbagliato

Siete pronti per il solito elenco di consigli? Non sono i Comandamenti né la Verità infusa, solo degli approfondimenti che ho fatto per presentarli a voi. Attendo [con grande pazienza] i vostri, per creare una rete che possa aiutarci a vicenda nel percorso di perfezionamento. Questa volta l’elenco sarà la risposta al mio dubbio amletico: cosa non vorrei  nell’incipit di una storia, pena la chiusura definitiva del libro?

  • Una descrizione del protagonista più lunga di due righe. A me le descrizioni annoiano da morire, figuriamoci all’inizio della storia.
  • Una descrizione del luogo dove si svolgerà la vicenda, per lo stesso motivo di cui sopra, con l’aggiunta che le descrizioni dei luoghi mi annoiano ancora di più.
  • Un monologo del protagonista in cui dichiari tutto quello che fa, che ha fatto e che farà.
  • Una digressione del narratore, il preambolo alla vicenda, in cui si spieghi perché è giunto a quel tipo di svolgimento.
  • L’albero genealogico del protagonista in cui ci siano informazioni storiche sulla famiglia.
  • Uno spiegone (infodump) in cui il narratore si metta a discettare sull’opportunità  o meno della scelta che ha fatto

Qual è l’incipit perfetto?

  • Una trovata, un frase a effetto anche sul filo del grottesco: “Sono morta, sì sono morta”
  • Un motto, un pensiero, una riflessione sulla vita originale e non copiata dalle cartine dei baci Perugina. Siamo scrittori, no? Allora mettiamoci sotto a riflettere e pensare. Per trovare l’ispirazione potremo rileggere l’incipit di A. Karenina
  • Un’azione: cade qualcosa, si rompe un vaso, si apre una porta, s’inciampa in un gradino: è l’effetto show don’t tell, di cui il lettore va pazzo, perché lo trascina subito nella scena e lo inchioda.
  • Un particolare fisico di un personaggio, un neo, un foruncolo, il labbro superiore pronunciato, lo sguardo di venere, un elemento per attirare l’attenzione, un particolare per il tutto Quante volte è capitato nella vita che siamo stati attratti da un particolare e, nel nostro immaginario, lo abbiamo sostituito all’intera forma dell’oggetto?
  • Un dialogo scarno e nebuloso che in modo subliminale invii qualche piccola traccia della storia e del protagonista, senza svelare nulla: potrebbe accendere la curiosità del lettore e spingerlo a saperne di più
  • La suspence: un’ombra, un cigolio, una frase su un foglietto, un ritrovamento improvviso… Se riusciamo a provocare un brividino, potremo conquistare l’attenzione del lettore
  • Una parola sola, sublime e indimenticabile, capace di fulminare l’anima del lettore.
  • Una situazione al limite del surreale, strana, burlesca che offra uno scenario straniante, effetto calamita. Il lettore si chiederà se ci siete o ci fate e continuerà a leggere per scoprirlo
  • Un evento scioccante, una morte violenta, un incidente, un aereo che precipita, addirittura il finale della storia annunciato con un feed- back del protagonista.

Un invito galante

L’incipit è un incontro galante tra lo scrittore e il lettore. L’autore deve far bella figura e presentare al meglio la propria opera, in modo elegante e sobrio e con un pizzico di allure che affascina sempre.

Siete pronti per l’appuntamento? Come pensate di presentarvi?

 

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Amante della scrittura, ha una sogno nel cassetto: pubblicare

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