Incipit… inizia il viaggio

downloadLeggere un romanzo è intraprendere  un viaggio nell’universo narrativo.  Non possiamo prevedere cosa ci attenda. È l’imprevisto. Durante il viaggio qualcosa ci sorprenderà , trascinandoci nell’ignoto.

Ecco perché le storie  affascinano l’umanità fin dagli antichi miti.

Il narratore si assume una grossa responsabilità quando invita il lettore a seguirlo nel suo viaggio: non sia mai che quest’ultimo, lungo il tragitto, lo abbandoni.

Il momento più delicato di un viaggio è la partenza.  In qualche modo lo è anche l’incipit, è in quel momento che lo scrittore stipula un patto con il proprio lettore, assicurandogli: “Se mi seguirai ne vedrai delle belle”. Rappresenta l’avvio di una promessa che non può essere disattesa.

Iniziare bene

Si dice che le prime pagine (non più di venti) siano le uniche che legge un Editor  per stabilire  il valore dell’opera. Se abbiamo intenzione di presentare il manoscritto alla valutazione di una CE ,   non si deve trascurare alcun particolare. Potrebbe essere quello a fare la differenza.

Per capire meglio come realizzare un incipit scoppiettante, analizziamo insieme 5 incipit che sono passati alla storia, tentando di carpirne il segreto che li ha resi così famosi:

Anna Karenina di Tolstoj

Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo.
In casa Oblonski tutto era sottosopra. La moglie aveva scoperto la relazione amorosa del marito con una francese che era stata istitutrice in casa loro, qualche tempo prima, e gli aveva dichiarato che non poteva più vivere con lui sotto lo stesso tetto. Questa situazione durava da due giorni e si faceva sentire in modo penoso, tanto dai due coniugi quanto dagli altri membri della famiglia e persino dal personale di servizio. Tutti provavano l’impressione che la loro vita in comune non avesse più senso e che l’unione della famiglia e dei familiari di casa Oblonski fosse più effimera di quella delle persone che si trovano casualmente riunite in un qualsiasi albergo. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito era sempre fuori; i bambini correvano per la casa abbandonati a se stessi; l’istitutrice inglese aveva litigato con la governante e aveva scritto a un’amica pregandola di trovarle un altro posto; il cuoco si era assentato proprio all’ora del pranzo; la sguattera e il cocchiere si erano licenziati.

L’incipit di Anna Karenina è il più ricordato per bellezza e concisione. L‘aforisma iniziale è persino ovvio nella sua evidenza. Eppure ha una purezza che incanta. In un certo senso, rappresenta la morale del romanzo e come ogni morale dovrebbe trovarsi nel finale. La scelta di Tolstoj di porlo all’inizio non è casuale, il lettore è avvisato: nel romanzo non si parlerà di famiglie felici, perché la felicità è una condizione che non offre elementi di novità. Piuttosto, il tema sarà una famiglia infelice poiché è nell’infelicità che si cela un’originalità inaspettata. Cercare di scrivere subito a chiare lettere  l’elemento insolito del nostro romanzo, può essere un inizio vincente.

Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

È una verità universalmente riconosciuta, che uno scapolo in possesso di un’ampia fortuna debba avere bisogno di una moglie.

Per quanto poco si possa sapere circa i sentimenti o i punti di vista di un uomo del genere al suo primo apparire nel vicinato, questa verità è così saldamente fissata nelle menti delle famiglie del circondario, da considerarlo di legittima proprietà di una o l’altra delle loro figlie.

Un inizio audace quello della Austen. Il proclama iniziale racchiude lo spaccato dell’epoca (inizio dell’ottocento), e utilizza l’arma dell’ironia per criticare il matrimonio come convenienza sociale. Che cosa rappresenta questo inizio?  Una prescrizione, un codice di comportamento? Sembra rappresentare una  premessa che l’autrice pone come assunto da dimostrare nel corso del romanzo. Della serie: “Anche tu alla fine la penserai come me!” Lanciare una sfida per partire con il vento in poppa.

Il processo di Franz Kafka

Qualcuno doveva aver diffamato Josef K. perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua padrona di casa, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Ciò non era mai accaduto. K. aspettò ancora un po’, guardò dal suo cuscino la vecchia signora che abitava di fronte e che lo osservava con una curiosità del tutto insolita in lei, poi però, meravigliato e affamato a un tempo, suonò. Subito qualcuno bussò e entrò un uomo, che egli non aveva mai visto prima in quella casa

Magistrale!  Un incipit così lascia senza fiato. Kafka va subito al sodo, senza giri di parole, né frasi a effetto. Un incipit in media res, il lettore si trova sbattuto in mezzo alla tempesta insieme al protagonista e ne rimane travolto. Un modo di iniziare che affascina e nello stesso tempo inquieta. Niente di più efficace per ottenere l’attenzione del lettore.

La prospettiva Nevskij di Nikolaj Gogol

Non c’è niente di meglio della Prospettiva Nevskij, almeno a Pietroburgo, dove essa è tutto. Di che cosa non brilla questa strada, meraviglia della nostra capitale! So con certezza che non uno dei suoi pallidi e impiegatizi abitanti cambierebbe la Prospettiva Nevskij con tutti i beni della terra. Non solamente chi ha venticinque anni d’età, magnifici baffi e un soprabito dal taglio perfetto, ma anche chi si vede già spuntare sul mento i peli bianchi e ha la testa liscia come un piatto d’argento, va in estasi davanti alla Prospettiva Nevskij. E le signore! Oh, per le signore la Prospettiva Nevskij è qualcosa di ancora più piacevole. E per chi del resto non è piacevole? Non appena imbocchi la Prospettiva Nevskij, non senti altro che odore di passeggio. Anche se hai un affare importante e improrogabile da sbrigare, ecco che, dopo aver messo piede qui, te ne dimentichi subito. Questo è l’unico luogo dove la gente non si fa vedere perché spinta dal bisogno e dall’’nteresse che coinvolgono l’intera Pietroburgo.

Cosa c’è di meglio della prospettiva Nevskij di Pietroburgo? Di sicuro l’incipit della prospettiva Nevskij. Iniziare con la descrizione di un’ambiente ci suggerisce che le descrizioni, quando si ha la penna felice, non sono per forza tediose, anzi aiutano il lettore a percorrere lo scenario del romanzo con gli occhi incantati del protagonista.

Lo straniero di Albert Camus

Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti.” Questo non dice nulla: è stato forse ieri. L’ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l’autobus delle due e arriverò ancora nel pomeriggio. Così potrò vegliarla e essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertà al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. Ma non aveva l’aria contenta. Gli ho persino detto: “Non è colpa mia.” Lui non mi ha risposto. Allora ho pensato che non avrei dovuto dirglielo.

Un incipit informativo quello di Camus, quasi impersonale.  Un effetto estraniamento che inquieta. Il lettore non può fare a meno di proseguire la lettura, vuole saperne di più: perché è morta, si chiede. E perché il figlio ignora il momento della morte? Sembra del tutto indifferente. Un incipit che intriga e valorizza la sapienza dello scrittore che semina il dubbio, la curiosità senza proclami, quasi inconsapevolmente.

Conclusioni

Quando leggo  incipit di questo calibro, reagisco in due modi, dipende dallo stato della mia attività letteraria del momento:

a) depressione-  lo stile mi sembra inarrivabile e ne soffro. Il primo impulso è di cancellare la prima pagina del mio incipit e rimettermi a lavoro

b) entusiasmo- cerco di carpirne il segreto e metterlo in pratica subito nel nuovo incipit.

E  voi? Quale effetto vi provocano gli incipit- capolavoro?

Views All Time
Views All Time
Views Today
Views Today

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.