I dieci comandamenti di uno scrittore

public-testi-Articolo-immagini-calli_0_20150116154417_a_libro_chiuso___1___libro_come_luogo_di_abbandono_by_piccolamimi-d52p4jx1 Stephen Vizincezey, lo scrittore ungherese dei libri l’Elogio delle donne e Un innocente milionario, vincitore in Italia del premio Brignetti, nel 2004 ha scritto un piccolo decalogo per scrittori, edito da Marsilio.

Come altri scrittori prima di lui, anch’egli non ha resistito a stilare un decalogo sulla scrittura. I comandamenti di Vizincezey sono ben argomentati e rappresentano di per sé un’ottima lettura. In più offrono una riflessione sull’attività dello scrittura che, credo, possa tornarci utile. Ecco il decalogo personalissimo dello scrittore  di Vizincezey:

1) Ti asterrai dal fumare, dal bere, dall’assumere droghe. Per essere uno scrittore hai bisogno di tutto il cervello che hai.
2) Ti asterrai dall’avere abitudini dispendiose. Per fare uno scrittore ci vogliono talento e tempo: tempo per osservare, per studiare, per pensare. Il che significa che non puoi permetterti di perdere nemmeno un’ora per guadagnare denaro destinato al superfluo. A meno di non avere la fortuna di essere nato ricco, val la pena che ti prepari a vivere senza disporre di troppi beni materiali. Certo, Balzac trasse particolare ispirazione dall’aver accumulato debiti ingenti e dall’aver dilapidato il proprio denaro, ma quasi tutti coloro che hanno abitudini dispendiose tendono a fallire come scrittore.


Dopo la sconfitta della rivoluzione ungherese, mi trovai in Canada conoscendo appena una cinquantina di parole in inglese. Quando mi resi conto che a quel punto ero uno scrittore senza una lingua, salii in ascensore in cima ad un alto edificio che si affacciava su Dorchester Street, a Montreal, deciso a buttarmi giù. Mentre guardavo in basso dall’alto del tetto, col terrore di morire ma ancor più spaventato all’idea di spezzarmi la spina dorsale e trascorrere quindi il resto della mia vita in sedia a rotelle, presi invece la decisione di diventare uno scrittore inglese. Alla fin fine, imparare a scrivere in un’altra lingua si rivelò meno difficile che scrivere qualcosa di buono e io vissi ai limiti dell’indigenza per sei anni prima d’essere pronto a scrivere l’ “Elogio delle donne mature”. Non avrei potuto farcela se avessi attribuito importanza ai vestiti o automobili – in realtà se la sola alternativa a mia disposizione non fosse stata il tetto di quel grattacielo. Alcuni scrittori immigrati di mia conoscenza hanno fatto i camerieri o i rappresentanti per risparmiare e crearsi “una base finanziaria” prima di provare a vivere di scrittura; uno di loro possiede oggi un’intera catena di ristoranti ed è più ricco di quanto potrei esserlo io, ma, né lui, né gli altri, si sono rimessi a scrivere. Sta a te decidere quale sia, per te, la cosa importante: vivere bene o scrivere bene. Non tormentarti in preda ad ambizioni contraddittorie.

3) Sognerai e scriverai e sognerai e riscriverai.” Non lasciare che nessuno ti dica che stai perdendo il tuo tempo se fissi il vuoto. Non esiste altro modo di concepire un mondo immaginario.” Egli, afferma, non si siede mai di fronte a una pagina bianca per inventare qualcosa, sogna ad occhi aperti i suoi personaggi, le loro vite e le loro battaglie e quando una scena è stata recitata nella sua immaginazione e ritiene di sapere che cosa provano, dicono e fanno i suoi personaggi; a quel punto prende carta e penna e cerca di riportare ciò di cui è stato testimone.


Una volta battuto a macchina il mio rapporto, lo rileggo e scopro che la maggior parte di quanto ho scritto è (a)oscuro o (b) inesatto o (c) pesante o (d) semplicemente inverosimile. In tal modo la bozza che ho battuto a macchina funziona come una sorta di rapporto critico su quanto ho immaginato e a quel punto mi rimetto a sognare il tutto per migliorarlo. E’ stato questo il modo di lavorare che mi ha permesso di rendermi conto, ai tempi in cui stavo imparando l’inglese, che il mio problema principale non era la lingua ma, come sempre, mettere ordine tra le idee che mi frullavano per la testa.

4) Non sarai vanitoso. Molti brutti libri sono tali poiché i loro autori sono impegnati a cercare di giustificare se stessi. Se un autore vanitoso è un alcolista, allora nel suo libro il personaggio ritratto con maggior simpatia sarà quello di un alcolista. Questo genere di cose è estremamente noioso per il lettore. Se pensate d’essere saggi, razionali, buoni, una benedizione per il sesso opposto, una vittima della circostanze, allora non vi conoscete abbastanza per scrivere.

Ho smesso di prendermi sul serio quando avevo ventisette anni e da allora mi sono considerato semplice materia prima. Mi sono servito dei miei libri – uomini e donne, buoni e cattivi – scaturiscono da me e dalle mie osservazioni.


5) Non sarai modesto. La modestia è una scusa per la sciatteria, la pigrizia e l’indulgenza nei confronti di se stessi: ambizioni ridotte chiamano sforzi ridotti. Non ha mai conosciuto un buon scrittore, dice ancora l’autore, che non cercasse di essere un grande scrittore.
6) Penserai senza tregua a coloro che sono veramente grandi. “Le opere di genio sono bagnate di lacrime” scrisse Balzac nelle “Illusioni perdute”. Rifiuti, derisione, povertà, fallimenti, una lotta costante contro i propri limiti: questi sono gli eventi fondamentali nella vita della maggior parte dei grandi artisti e se aspiri a condividerne la sorte dovrai fortificarti imparando da loro. Nessuno di noi ha la fortuna di incontrare di persona molti grandi scrittori, ma possiamo stare in loro compagnia se ne leggiamo le memorie, i diari e le lettere. Da evitare le biografie, in particolar modo quelle romanzate sotto forma di film o di serie televisive. 

L’esempio più recente è dato dal film “Amadeus” che si sforza di convincere che essere un genio come Mozart è facile mentre essere un mediocre come Salieri è estremamente difficile. Leggi piuttosto le lettere di Mozart. Quanto alle opere letterarie dedicate alla vita legata alla scrittura raccomanderei “Una stanza per sé” di Virginia Woolf, la prefazione di G. B. Shaw all’ “Oscura signora dei sonetti”, “Martin Eden” di Jack London e soprattutto le “Illusioni perdute” di Balzac.


7) Non lascerai che passi giorno senza rileggere qualcosa di grande. Durante l’adolescenza, afferma ancora, ha studiato per diventare direttore d’orchestra e dalla sua formazione musicale ha trattato un’abitudine che ritiene essenziale anche per gli scrittori: lo studio costante e quotidiano dei capolavori. Ogni scrittore eleggerà i suoi preferiti tra coloro da cui riterrà di poter imparare di più, ma egli consiglia fortemente la lettura dei romanzi vittoriani, cosparsi di ipocrisia e colmi di parole ridondanti.

Persino George Eliot scrisse troppo su troppo poco.


8 )Ti asterrai dall’adorare Londra, New York, Parigi. Vizincenzey  afferma che spesso gli capita d’incontrare scrittori che vivono in posti fuori mano, convinti che chi vive nelle capitali dei media disponga sull’arte di speciali informazioni dall’interno che essi non posseggono. Costoro leggono le recensioni letterarie, seguono alla televisione i programmi dedicati all’arte per scoprire che cosa sia importante, cosa sia veramente l’arte e di che cosa debbano occuparsi gli intellettuali. Il provinciale è spesso una persona intelligente e dotata che finisce per seguire i consigli di giornalisti o universitari dalla parlantina facile su quanto costituisce l’eccellenza letteraria e che tradisce il proprio talento è far avanzare la propria carriera.

Anche se vivi in capo al mondo non hai nessun motivo di sentirti tagliato fuori. Se disponi di una buona biblioteca che raccolga opere di grandi scrittori in edizione tascabile e se continui a rileggerli regolarmente, avrai accesso a più segreti in materia di letteratura di quanti ne conoscano quei santoni della cultura che dettano le mode nelle grandi città.


9) Scriverai per far piacere a te stesso. Nessuno scrittore è mai riuscito a piacere a lettori che non avessero più o meno il suo livello di intelligenza, che non condividessero il suo atteggiamento di fondo nei confronti della vita, della morte, del sesso, della politica, del denaro. Gli autori di teatro sono fortunati: con l’aiuto degli attori, possono ampliare il loro pubblico al di là della cerchia dei suoi simili. Oggi egli scrive solo su quanto gli interessa. Non cerca soggetti; tutto quello a cui non può smettere di pensare:  il suo segreto è quello!

Se quanto scrivi ti piace, allora puoi sperare di scrivere un libro che piacerà a milioni di persone. E così è perché chiunque tu sia vi sono milioni di persone al mondo che sono più o meno come te. Ma nessuno ha voglia di leggere un romanziere che non pensa realmente quello che scrive. La “letteratura spazzatura” ha una cosa in comune con la grande letteratura: entrambe sono autentiche.


10) Sarà difficile soddisfarti. Quasi tutti i nuovi libri che legge, riferisce lo scrittore, gli danno l’impressione di essere incompiuti: come se l’autore fosse soddisfatto di avere scritto qualcosa che andava più o meno bene e a quel punto fosse passato ad altro.

Scrivere diventa per me veramente appassionante quando riprendo in mano un capitolo un paio di mesi dopo averlo scritto. In questa fase lo esamino più come lettore che come autore. Scopro addirittura scene intere che per quanto vere non aggiungono nulla alla mia comprensione dei personaggi o della storia e che quindi possono essere soppresse. E’ in questa fase che io rimugino il capitolo fino a impararlo a memoria e se c’è qualcosa che non riesco a ricordare, scopro di solito che questo qualcosa non andava bene. La memoria è un ottimo critico.

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http://it.wikipedia.org/wiki/Stephen_Vizinczey

Cosa ne pensate cari lettori? Vi sono piaciuti i comandamenti? Dite la vostra.

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Amante della scrittura, ha una sogno nel cassetto: pubblicare

2 risposte a I dieci comandamenti di uno scrittore

  1. Avatar for rosalia pucci Simona scrive:

    Bellissimo articolo! Mi chiedo se il fatto di condividere almeno 8 di questi punti significhi che sono sulla buona strada per essere una grande scrittrice…
    Complimenti per il blog.
    A presto.

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