A come Ambientare

ambientazione

La lettera A nel titolo ha un compito: sta lì a significare che l’ambientazione di una storia non è l’elemento secondario del racconto, piuttosto uno dei fondamenti.

Ambientare nel Fantasy

Nel Fantasy il compito complesso di ambientare una storia, diventa addirittura arduo. Una cosa infatti è descrivere un ambiente noto, un’altra inventare un mondo di sana pianta.

Chi ha un bagaglio smisurato di fantasia vivrà la creazione dell’ambiente come un momento di estasi: immaginare una nuova dimensione o una terra inesplorata, dare ad esse vita, popolarle di esseri viventi che interagiscono, deve avere a che fare con la stessa forza creatrice di Dio.

Chi invece ha difficoltà a reperire nei meandri della propria immaginazione uno straccio di ambientuccio, penerà non poco. Non si tratta solo di immaginare un luogo e di dare a esso un nome, bensì di assurgerlo al ruolo di scenario credibile. Un ambiente fantastico deve avere una struttura di base verosimile, altrimenti il lettore non ci sta e abbandona il campo. Quali sono gli elementi che offrono un appiglio di verità al lettore?

  • Un quadro socio-politico: gli abitanti potranno essere anche delle larve di mosca ma sono più credibili se organizzati entro una precisa struttura sociale, meglio se gerarchica.
  • Rapporto clima/abitanti/territorio: se in questo mondo di fantasia ci fosse solo ghiaccio, per esempio, la popolazione dovrebbe avere  abitazioni studiate ad hoc e poter contare su mezzi adatti alla condizione estrema.
  •  Usanze e tradizioni: nessun popolo di nessuna parte del mondo, persino nel regno della fantasia, è privo di tradizioni, di usanze e di credenze, spesso interagisce attraverso esse. Sarà meglio inventarne delle belle!

Ambientare un racconto realistico 

Il racconto realistico è il genere dove l’ambientazione ha meno insidie, rimanendo comunque un aspetto complesso e da non sottovalutare.

Le nostre storie, in genere, nascono svincolate da parametri geo-storici: è raro che uno scrittore pensi prima all’ambiente dove collocarla e poi alla storia da scrivere; a meno che il suo obiettivo principale sia un altro – vedi I Promessi Sposi, in cui Manzoni mirava principalmente a criticare il regime austriaco e in seconda battuta a narrare la storia di Renzo e Lucia – .

Eppure al momento di scrivere una qualunque storia, non posso far a meno di chiedermi: dove colloco i miei personaggi, in quale ambiente geo-storico?

Se vogliamo dare vita a una storia, dovremmo includere i personaggi in un quadro di civiltà ben caratterizzato, il che significa conferire a essi una nazionalità reale e un quadro storico preciso.

All’interno della mia narrazione, potrei anche trascurare di chiarire di quale nazione o di quale città si tratti e di sottacere in quale epoca ci troviamo; rimane il fatto che almeno nella mia mente deve essere chiaro dove i miei eroi vivono, e cioè conoscere il luogo e  il tempo che occupano nella mia immaginazione.

Per fare degli esempi, se scelgo una metropoli italiana non è necessario che io specifichi quale, è importante però che inserisca abitudini di vita e mentalità da grande città e non da provincia. Se decido di ambientare la storia nell’epoca contemporanea, non posso far finta che la tecnologia non esista; non sarebbe forse un’incongruenza far scrivere una lettera a un adolescente dato che i giovani di oggi comunicano meglio con telefonino e social?

Quindi se trascuro lo studio del quadro spazio-tempo, rischio di dar vita a ridicole incoerenze.

I personaggi che sono svincolati dalle due categorie umane per eccellenza, il tempo e lo spazio, hanno un forte handicap di partenza e diventano alla lunga poco credibili.

Ambientare in Italia o all’estero?

Il problema non è fittizio, ma reale e molto dibattuto. Tutti noi, cioè io che scrivo e voi che leggete queste riflessioni, apparteniamo a una nazione: l’Italia. Questo porta a una conseguenza: siamo nati qui piuttosto che altrove e la nostra nazionalità ci riguarda profondamente fino a livello inconscio.

Uno scrittore italiano pensa, ragiona, sente da Italiano anche se scrive una storia ambientata in Inghilterra, piuttosto che negli Stati Uniti d’America. Comunica cioè il proprio livello inconscio, la propria essenza, la cultura d’origine, ovunque, anche al Polo Nord.

L’assunto non è di poco conto, lo dico soprattutto per chi ama ambientare le storie in altre nazioni: potranno essere documentate perfettamente eppure essere indelebilmente Italiane.

Detto questo, dove ambientare allora? La risposta appare  scontata: dove siamo nati. Chi meglio di un  italiano, per esempio, sa caratterizzare i suoi connazionali? Sarà per questo che gli Americani non ambientano quasi mai in altre nazioni? Non dimentichiamo però che porre dei limiti alla fantasia, può tarpare le ali alla nostra storia

Qualcuno consiglia agli scrittori di scegliere per la propria ambientazione  pure la regione da cui si proviene; ciò per caratterizzare i personaggi  con sfumature così particolari e minute da farli sembrare vivi.

Per ovviare al problema di dare ampio respiro alla storia e un pizzico di esoticità che non guasta e che gli italiani adorano, potremmo creare dei personaggi che, per lavoro o per una contingenza qualsiasi, vivono in un’altra città o all’estero: negli Stati Uniti per esempio, di cui abbiamo un ricco immaginario grazie alla filmografia.

In conclusione

Siamo giunti alla fine del post e abbiamo chiarito solo in minima parte il problema dell’ambientazione. Capite ora quanto esso sia importante e complesso?

Allora riflettiamo, io per prima, sugli aspetti trattati, in attesa di chiarire in un prossimo post come svolgere la documentazione e come affinare la tecnica per ambientare le nostre storie al meglio.

Aspetto nuovi spunti di riflessione da parte vostra.

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Amante della scrittura, ha una sogno nel cassetto: pubblicare

6 risposte a A come Ambientare

  1. Avatar for rosalia pucci
    A
    Audrey scrive:

    Secondo me l”ambientazione, in particolare nel fantasy, ma anche nei racconti realistici, ha varie sfumature allegoriche, spesso anche non razionalmente volute dall’autore, ma profondamente psicologiche

  2. Avatar for rosalia pucci
    D
    Daniele scrive:

    Sull’ambientazione fantasy sono d’accordo: sono elementi che molti trascurano e anche io l’avevo fatto nei miei primi tentativi di scrivere storie di quel genere.

    Non sono invece d’accordo sull’ambientare le storie nella nostra regione, perché saremmo troppo limitati. Vero è che noi pensiamo come italiani, quindi potrebbe essere difficile creare personaggi americani credibili e completi. In quel caso, però, possiamo leggere molti romanzi americani e ambientati negli USA.

    • Avatar for rosalia pucci
      r
      rosalia pucci scrive:

      Grazie Daniele per il contributo. So perché da tempo ti seguo su pennablu.it
      che ami l’ambientazione esotica, in particolare americana.
      Sicuramente sarai in grado di farla al meglio visto
      la tua abilità nel documentarti.

      • Avatar for rosalia pucci
        D
        Daniele scrive:

        No, non amo l’ambientazione americana, a dire la verità 🙂
        Anzi, nel blog avevo detto tutto il contrario, che non amo scrittori italiani che ambientano le storie in America. Non mi piacciono molto le storie ambientate in Italia, questo sì, ma solo perché vivendoci e non amando più il mio paese, mi è venuta a noia come ambientazione.

        • Avatar for rosalia pucci
          r
          rosalia pucci scrive:

          Ah Ok, devo andare a rivedere. Mi sa che ho preso un abbaglio. Grazie
          per la precisazione. Anch’io sono abbastanza nauseata dell’Italia
          per l’abitudine di alcuni all’illegalità. Mi è dato di vivere qui,
          cerco di fare del mio meglio per rappresentarla com’è nei miei
          desideri.
          Spero che tornerai a dire la tua. Ciao

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